DISTORSIONE DELLA REALTÀ

Distorsione della realtà

Esiste una realtà oggettiva che quella che tutti dobbiamo riconoscere per forza di cose ed esiste una realtà propria, soggettiva, che è quella che ognuno di noi elabora con i propri percorsi interiori. Avevo già parlato della distorsione della realtà in questo articolo sulle cosiddette “malate di palestra”. Oggi però vorrei affrontare la realtà di persone comuni in contesti comuni.


Mondo reale delle persone comuni

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Nel mondo reale cliente medio si allena 3/4 volte a settimana 2 ore a seduta doccia compresa. E deve in questo tempo riuscire a fare il miglior e massimo lavoro possibile per ottenere gli stimoli funzionali ai suoi obiettivi di composizione corporea e forza.

In 8 ore sulla carta a settimana, effettive a fare sforzi e fatica arriviamo ad esagerare a malapena a 3 ore. Un po’ scarsa la cosa, no? E sono stato generoso.

Togli doccia, tragitto casa-palestra, recuperi tra le serie, cellulare da guardare e chiacchiere con il proprio socio il tempo di lavoro è decisamente inferiore a quello che ci si aspetti. Efficienza è una parola magica.


Distorsione della realtà dei trainers

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La vostra realtà, soggettiva, è ben distante dalla realtà. Non è ovviamente così per tutti, ma spesso è così. Perché?

Perché credete di allenare atleti olimpionici con infinito tempo a disposizione a settimana. In una seduta mettete 20 minuti di riscaldamento, 20 minuti di mobilità articolare, recuperi di 2-3 minuti tra la serie, tante serie, tanto buffer.

Finite le 2 ore disponibili, che abbiamo visto essere anche 1 ora scarsa, quante serie allenanti pensate abbia fatto il vostro cliente? Forse 3? 4?

Qualcosa non quadra, poi è normale che i risultati scarseggino. Il che mi fa piacere da un punto di vista lavorativo, ma mi dispiace davvero molto da un punto di vista di indole che possiedo nel voler il bene del prossimo a prescindere da me. Non ha caso Gino Bartali è uno dei miei eroi.


Cosa vuol dire contesto ed efficienza

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Vuol dire valutare la situazione che abbiamo di fronte oggettivamente. Non significa che se abbiamo imparato il protocollo X sui libri o sul campo, significa che lo si debba applicare sempre a prescindere.

Occorre massimizzare i risultati ed il lavoro in base al tempo a disposizione cercando di dare priorità alle parti centrali piuttosto che ai contorni degli allenamenti.

E questo vale anche per i piani alimentari.

Non mi puoi dare importanza nel assumere le bacche Trallallero raccolte a 8000 metri sull’Himalaya e non prendere minimamente in considerazione il conteggio calorico. Non ha senso”.

Significa che mobilità, riscaldamento, fare buffer e recuperi lunghi siano inutili. Non giriamo la frittata.

Distorsione della realtà. Contesto, efficienza.

Vero è anche che non possiamo creare degli Hulk o delle fitness model con poco tempo a disposizione. Forse che sia necessaria una sincronizzazione della realtà coach-cliente? Io ne son sempre più convinto.

Matteo Garavaglia

COACH DELIVERY TRAINING